Tempo fa’ mi ha scritto un amico dicendomi di seguire il mio blog e di apprezzarlo ma di non capire per quale motivo tratto di ogni cosa mi capiti nella vita ma di non aver mai trattato un argomento molto importante che ha riempito parte della mia e della sua stessa esistenza: l’essere un agente di polizia locale.
Devo dargli ragione, come ho fatto a non parlarne? Forse volevo tenerlo tutto per me, forse sarebbe stato troppo complicato descrivere un’esperienza così coinvolgente e formativa che questo mestiere può essere. Non saprei. Sta di fatto che dieci anni in divisa ti segnano per tutta la vita, ti formano il carattere, ti fanno vedere il mondo da un’altra prospettiva. E’ un lavoro che sostanzialmente si può fare in due modi: da dipendente pubblico “galleggiante”, votato al “tirare a campare” ogni giorno, oppure con dedizione, ed io scelsi proprio quest’ultimo. E’ un lavoro che ti cambia la vita, il carattere, il rapporto con gli altri: giornate interminabili in pattuglia con chi vai d’accordo o con il collega che non sopporti ma sempre uniti davanti al pericolo o alla situazione a rischio che può presentarsi in qualsiasi momento, notti passate a fermare pazzi ubriachi o drogati in giro per le strade come missili nella speranza di aver evitato tragedie e sofferenze, rischiando la vita (non sono solo parole) in inseguimenti per bloccare pazzi e delinquenti con il solo intento di far rispettare la “Legge”, quella Legge che sembra fatta per favorire chi la trasgredisce, minacciando e punendo chi cerca di farla rispettare. E nonostante tutto andare avanti, alzarsi prima dell’alba, indossare la propria divisa, un nodo fatto bene della cravatta, una controllatina all’arma (che si prega tutti i giorni di non usare ma che potrà salvarti la vita), un bacio alla propria compagna che ancora dorme, e via.
Giornate vissute intensamente, tutte, nessuna esclusa. Il dolore di sentire i parenti delle vittime dopo il rilievo di un tragico sinistro stradale, si mischia con la gioia e la soddisfazione di aver fermato per un po’ di tempo chi guidava imbottito di droga prima che uccidesse qualcuno, o più semplicemente aver aiutato qualcuno ad uscire da una situazione incasinata con consigli pratici figli di anni di esperienza e professionalità.
Il sorriso di chi ti ringrazia per averlo tirato fuori da una macchina incidentata, una stretta di mano da chi non conosci e forse non incontrerai più nella vita, l’intesa con il collega di turno per fare muro contro il pericolo, l’arresto di chi ha messo in pericolo la vita degli altri, il sorriso dei bambini all’uscita di scuola che guardano con curiosità la tua divisa, tuo figlio che ti abbraccia quando torni a casa tardi perché non c’è mai un orario, sono il vero “stipendio” di questo mestiere perché i soldi che ti danno non sono neanche lontanamente appaganti del rischio e della professionalità che questo lavoro comporta e richiede.
Poi la vita, che è una giostra, ci porta a fare scelte, a prendere decisioni, ed è così che si cambia gioendo e soffrendo nello stesso momento.
E così, dopo dieci anni, ho smesso di indossare la mia divisa, l’ho chiusa in uno scatolone che non so se mai riaprirò, ma quello che questo mestiere mi ha dato e le esperienze che ho vissuto ormai sono non solo un felice ricordo ma anche parte di me, del mio essere di ogni giorno, perché un mestiere così coinvolgente ti cambia, ti forma e ti fa sentire più vivo ogni istante.
Potrei scrivere per giorni su quello che ho vissuto e tentare di descrivere il mix di emozioni che ho provato in migliaia di situazioni tutte diverse tra loro ma non riuscirei comunque a farle vivere a chi legge, purtroppo non è possibile, bisogna provarle.
Il mio pensiero va a tutti i colleghi che ho incontrato nella mia vita professionale, a chi continua a fare questo mestiere con dedizione e a chi ha smesso come me per scelta di vita o perché’ la vita ha semplicemente deciso così, ed ammiro i colleghi che, nonostante le enormi difficoltà di un lavoro che chiede così tanto, si alzano al mattino prima dell’alba, indossano la propria divisa, un nodo ben fatto alla cravatta, una controllatina all’arma, un bacio alla propria compagna che dorme ancora, e via.
Vi chiederete: ma gli manca questo mestiere? Certamente, come un vecchio amore, che non si scorda mai!
Ringrazio Alberto (di cui ho perso il nunmero di tel.) per avermi spinto a scrivere queste poche righe che sono solo una piccola testimonianza di quanto si possa amare questa professione; certamente un’indimenticabile esperienza di vita.








Fortunata è la Comunità che si può fregiare del tuo prezioso servizio; fortunato sono io che mi posso fregiare della tua amicizia.
Andrea.
Che dire, è veramente difficile lasciarmi senza parole. Tu ci sei riuscito. Grazie
carissimo, bel sito, entro fine anno la divisa l’ appendo al chiodo pure io..
Ciao Cesco! Tutto ok? Com’è questa storia che anche tu appendi la divisa?
Cambiare è giusto, cambiare significa nuove esprienze e ti posso assicurare che la vera ricchezza della vita sono le esperienze. Ti dico però che, anche se adesso sicuramente non ci penserai, ma stai sicuro che un giorno ti mancherà.
Comunque cambia senza indugi, la vita è proprio una giorstra su cui bisogna stare senza paura.Buona fortuna! A presto
Sicuramente,resterà comunque un bel ricordo fatto di momenti belli e non,nel nostro lavoro abbiamo avuto anche dei bei riconoscimenti che ti ripagano cmq in parte e tu lo sai, ma la vita è questa , a volte bisogna scegliere delle strade diverse.Son contento di questa opportunità che mi è stata data e vedrò di sfruttarla bene,appena ci sarà occasione ne parliamo.Comunque e concludo ho portato a termine quello che ho sempre detto fin dal primo giorno che ho indossato la divisa e cioè che non sono nato e nemmeno avevo intenzione di finire con indosso la nostra bella drop.Ciauz a presto
Ciao Mongi!
Sapessi come ci manchi a Palazzolo!
Ciao Mongiello tutto bene? Che bello il tuo sito! Quanto ci manchi a Palazzolo! E non solo alla p.l.!!!
Ciao signorine! Lusingato dei Vostri complimenti! Io ci ho provato a tornare nel vostro paesello ma “avverse condizioni” me lo hanno impedito, si vede che non è destino. Comunque sono sempre in cerca. Qualcuno mi ha definito “un’anima in pena”, beh … se aver un continuo desiderio di nuove esperienze significa essere un’anima in pena, allora voglio penare tutta la vità!
Appena riesco verrò a trovarvi per prendermi un caffè, intanto tenete in piedi la baracca! Lo san tutti che sono le donne che comandano